Nostalgia canaglia…

Nella rubrica “Meglio di buon libro” che Guia Soncini cura su Gioia (da soli i suoi articoli valgono tutto il prezzo del giornale!) questa settimana si parla di Barbie, Bruno Vespa e dei suoi plastici…

Beh, Guia è una grande critica televisiva e è anche piuttosto cinica nelle sue analisi di tv e telespettatori. Nel numero 43/2010, parla dei plastici che Bruno utilizza per capire qualcosa delle dinamiche delittuose che purtroppo funestano il nostro paese.

Nell’ultimo si è addirittura messo a giocare con le macchinine… ed ecco che entrano in scena Barbie e il sarcasmo della critica:

Delirio collettivo che, soprattutto, include il plastico. Con le automobiline. (Ditemi: siete di quelle che hanno avuto un moto di nostalgia, di fronte a Bruno Vespa che giocava con le automobiline di Avetrana come facevamo noialtre, decenni fa, con la decappottabili di Barbie?)

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Sul sito di Roby altre decappotabili Mattel: http://www.webalice.it/pisapia/auto.htm

 

Ancora reborn su Gioia

Francesca Tumiati parla di reborn sul numero 1/2 di gennaio 2010.

Ancora una volta questa piccoli capolavori di vinile, sono visti come soluzione deviata a problemi di fertilità.

Titolo: Se la vita è fiction il bebè è meglio finto.

Articoletto: Pensate quel che vi pare, fatto sta che quest’anno i bambolotti vanno a ruba tra gli adulti. Neonati cloni di quelli veri: labbra tumide, pelle grinzosa e cordone ombelicale appena reciso. Sono i figli finti, ultimo regalo della vitafiction. Figli e pezzi unici, opere d’arte in vinile pregiato sempre più simile alla pelle del bambino. Regalo costoso (fino a 2.000 euro) per una genitorialità che costi poca fatica. Il bebè non sporca, non piange la notte, tantomeno si ammala impedendo la partenza per le vacanze natalizie. Fa però una gran bella figura se lo si porta in giro in carrozzina. Eccola, e ci mancava, la scorciatoia indolore (?) alla maternità. Salvando il salvabile, cioè la quarta di un seno anche lui nuovo di pacca. Che si guarda bene dall’allattare.

Commento: meno male che non tutti giudicano “le mamme mancate” con la severità e la psicologia da due soldi che usa l’autrice! Trovo che non ci sia niente di male a comprare una bambola che riproduca i tratti di un neonato, trovo che in questo campo ci siano grandi artisti e trovo che i reborn siano vere opere d’arte.

PS: non ho mai visto nessuna donna donna portare a fare un giro un reborn in carrozzina, nemmeno alle mostre mercato per collezionisti…

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Reborn su Gioia

Sul numero 39 di Gioia mi sorprende un bell’articolone di ben 3 pagine sui Reborn.

 

I Reborn sono bambole in vinile che riproducono fedelmente le caratteristiche, le fattezze e il peso di bambini neonati. Sono vere e proprie opere d’arte che spesso raggiungono  prezzi molto alti, giustificati da una lavorazione lunga e (almeno per me) molto complicata.  Prima o poi mi piacerebbe averne uno e magari anche riuscire a farmelo da sola… per ora continuo a sognare guardando le foto che trovo in rete.

 

Tornando a Gioia, già mi pregusto l’articolo, quando, fin dalle prime di presentazione il tono mi lascia perplessa: “Neonati perfetti ma di silicone, dipinti a mano, cotti nel forno e venduti a tutte le donne che hanno nostalgia di un bebè. Un’ex poliziotta inglese dai nervi d’acciaio ha messo in piedi un business che sfrutta il malessere del nostro tempo”.

 

All’interno pure un riquadro con intervista a una psicoterapeuta che le spara grosse: “regressione, voglia di figli senza responsabilità, le donne di 40 anni si sentono a un punto di non ritorno, bambole come esorcismo di fronte all’inappellabilità del tempo e della biologia”…

 

Addirittura nel numero 40 un lettore (maschio!!!) scrive una mail definendo deplorevole il comportamento di chi fa soldi sulla sofferenza altrui e si dice convinto che il giornale non doveva neanche dare spazio a questo argomento.

 

Ma, mi dico, come si può davvero pensare che una bambola possa colmare il vuoto di un figlio mai avuto o perso o altro? Come si può davvero pensare che una donna di 40 o più anni, single e/o senza figli risollevi la propria esistenza comprando un affarino di vinile a 250 euro?

 

Non è possibile che una donna, nel pieno delle sue facoltà mentali e senza alcun tipo di paranoie si compri un oggetto (che può anche essere strano e suscitare impressioni opposte…) solo perché le piace? Perché se colleziono Bambole in porcellana sono, appunto, una collezionista, e se colleziono Reborn devo avere un problema psicologico?

 

Voi che ne pensate? Di seguito alcuni link bambolosi, in primis quello sotto accusa:

www.babybuntinsnursery.com

http://www.reborn-baby.com/

 

http://www.ticalex.altervista.org/index.html

 

 

Bambole su Gioia / Luglio 2008

In mega ritardo vi segnalo ben 3 articoli a tema bambolaro usciti su Gioia n. 29/2008.

 

Lo spunto nasce dallo “spaventoso” successo che negli USA hanno avuto le American Girl (di cui ho già ampiamente parlato, pensando ingenuamente di segnalarvi una novità nuovissima…).

 

Vi metto i titoli, giusto per farvi capire il tono degli articoli: “Spendere per far felice una bambola” e “Dal ruttino alle unghie finte”.

 

Solite menate su come le bambole di oggi influenzano in maniera negativa la crescita delle bambine, su come la loro psiche (delle bambine, non delle bambole…) viene traviata da bambole sexy e un po’ zoccole, su come questi strumenti diabolici mandino in pappa il cervello di ragazzine abbagliate da trucchi, vestiti e macchine rosa!
Eccheppalle!

 

Personalmente ho sempre giocato e gioco tuttora con le bambole e sono sì un po’ disturbata (che bello sarebbe poter ordinare una  nuova Fiesta rosa con gli interni fucsia…), ma non credo che la colpa sia di Barbie o di Candy Candy o di Petula della Furga…

 

Un po’ di sana voglia di giocare (fortunatamente) la ritroviamo nel terzo spazio dedicato alle dolls: a pagina 42 Rosa Matteucci allieta il lettore con un divertente racconto in tema bambolaro… Da solo vale il prezzo del giornale!!! Titolo: “Il bambolotto peloso”. Uno spasso!

 

La solitudine dei numeri primi

Altro libro letto!!! Di Paolo Giordano, ed. Mondatori, è il vincitore del Premio Strega 2008 (con 162 voti).

 

Che dire… l’ho divorato!!! Veramente un libro bellissimo, ma… c’è un ma… a pag. 259 mi sono fermata e ne ho approfittato per pensare… lo finisco? Non lo finisco?

 

E’ il classico libro che, finisce come finisce, finisce “male”. Ogni opzione disponibile è lì pronta per scontentare il lettore.

 

Alla fine l’ho terminato (ovviamente) e, come sospettavo, non sono rimasta pienamente soddisfatta.  E’ che più ci penso e meno trovo il finale perfetto… SIGH!

 

Tra l’altro mi sento sempre di più “numero primo” e la sensazione non è piacevole… che male c’è a controllare se le mattonelle sono perfettamente allineate? Io conto anche gli scalini mentre li faccio e quando sono in macchina (e non guido!) taglio l’erba con il dito seguendo il margine della carreggiata…

 

“I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi. Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci.”

 

Leggetelo! Leggetelo! Leggetelo!

 

E non perdetevi i racconti di Giordano su Gioia ogni settimana, piccole perle di letteratura!

 

PS: Spero ARDENTEMENTE che di questo libro non facciano MAI il film!!! Nessuno potrebbe mai creare qualcosa emotivamente all’altezza!