Pelle di Donna

Alla Triennale di Milano, a cura di Pietro Bellasi e Martina Mazzotta, è visitabile la mostra  “Pelle di donna. Identità e bellezza tra arte e scienza”.

Ho visto l’indicazione su una rivista e ovviamente mi ha incuriosita la foto che hanno usato per la promozione… questa:

 

4x3_pelle03.jpg

 

Trovo questa immagine incantevole! Se tutta la mostra è su questo livello, vale davvero la pena di visitarla!

Incuriosita ho cercato qualche notizia, che vi giro. Fatemi poi sapere se siete andati e cosa ne pensate.

La mostra è strutturata in un percorso di sei sezioni che affrontano in termini transdisciplinari il tema della pelle, della bellezza e dell’identità femminile ed è accompagnata dalla presenza costante di interventi di arte contemporanea. Introduce il tutto un gioco di corrispondenze tra macro e microcosmo, tra immagini della superficie di astri e pianeti e immagini dell’epidermide vista al microscopio. Attraverso una ricca selezione di opere d’arte, documenti, oggetti antichi, il visitatore compie un percorso affascinante di esplorazione che lo conduce a un laboratorio scientifico.

Ampio spazio è dato agli artisti moderni e contemporanei che utilizzano i linguaggi più diversi, dalla pittura alla scultura, dal concettuale alle nuove tecnologie, fino al cinema sperimentale, anche con interventi site specific. Tra gli artisti in mostra: Giacomo Balla, Franz von Bayros, Vanessa Beecroft, Adriana Bisi Fabbri, Andrea Chisesi, Giuliana Cuneaz, Gillo Dorfles, Marcel Duchamp, Lucio Fontana, Grazia Gabbini, Robert Gligorov, Abel Herrero, Roy Lichtenstein, Luigi Maio, Lazhar Mansouri, Piero Manzoni, Alberto Martini, Bruno Munari, Giuseppe Penone, Marinella Pirelli, Pietro Pirelli, Karl Prantl, Man Ray, Odilon Redon, Auguste Rodin, Omar Ronda, Mimmo Rotella, Maia Sambonet, Alberto Savinio, Andreas Serrano, Toulouse-Lautrec, Andy Warhol, Tom Wesselmann, Vanessa Beecroft.

Tavole, manoscritti, foto d’epoca, oggetti curiosi, alambicchi e prodotti per la cura di sè – molti provenienti dall’Archivio storico Boots di Nottingham – fanno da cornice alla ricca selezione di opere d’arte in mostra.

Segnalo per gli appassionati del genere anche le straordinarie miniature delle farmacie antiche di Ettore Sobrero, primi luoghi deputati alla cura e alla bellezza della pelle. Prometto che dedicherò a questo artista un post il prima possibile!

 

Sobrero.jpg

Sobrero-1982.jpg

Sobrero_Strumentario-chimico.jpg

 

Altra rivelazione nel mio percorso di ricerca sulla mostra è proprio l’autrice della foto in apertura: Yoshie Nishikawa.

L’immagine, come dicevo, mi ha molto impressionata per la sua forza e, al tempo stesso, delicatezza. Mi ha un po’ richiamato alla memoria le vecchie cartoline fotografiche di bambini e giocattoli…

 

2506814041_82c6bda2e4_o.jpg

2815423318_3e69a834e5.jpg

christmasdolls.jpg

French postcard with Pierrot boudoir doll.JPG

 

Pelle di donna. Identità e bellezza tra arte e scienza
sino al 19 febbraio 2012
sede: Triennale di Milano, Viale Alemagna 6, Milano
orari: martedì-domenica 10.30-20.30, giovedì-venerdì 10.30-23.00
ingresso: libero
Per informazioni e consulenze:
www.triennale.it/it/mostre/incorso/672-pelle-di-donna

 

Kimmidoll

Nei meandri bambolari ho scoperto una deliziosa bambolina – soprammobile dalle fattezze giapponesi: Kimmidoll.

Sono molto graziose, di legno dipinto e ognuna rappresenta uno stato d’animo o una situazione nella quale la vostra Kimmi vi proteggerà.

Io ho preso per me il Potere, ma solo perché mi piacevano i colori.

Esiste in tre varianti di dimensione (grande, media e piccola) e si può trovare anche la versione portachiavi.

Sono un po’ costose, ma se qualcuno è interessato, ne ho alcune da vendere a un prezzo ribassato! Contattatemi!!!

Image0001.JPG

Image0002.JPG

Image0003.JPG

Image0004.JPG

Image0005.JPG

Image0006.JPG

 

Barbie su Psychologies

 

Su Psycologie di Giugno, ho trovato un trafiletto corredato da una piccola immagine di una Barbie.

 

Titolo: Giocare alle piccole donne

Testo: Sono più brave a scuola rispetto ai loro coetanei maschi, usano la tecnologia con più facilità rispetto alle generazioni passate… ma, entrando nelle loro camerette, sembra di fare un salto nel passato: tra bambole e vestiti rosa il modello che emerge è quello delle “piccole donne”, un po’ mamme in miniatura, un po’ principesse. Giocare  a fare la mamma o la principessa renderà le bambine di oggi donne meno indipendenti? Se lo è chiesto anche Peggy Orenstein, opinionista del New Yourk Times e mamma di Daisy, sette anni, che, per invertire la tendenza, consiglia di stimolare la fantasia delle proprie figlie, aiutandole ad assecondare le proprie indicazioni, al di là degli stereotipi di genere.

 

Mi sono guardata sul web chi è questa Peggy, che ha un sito www.peggyorenstrein.com da cui gestisce anche un blog. Ha pubblicato il libro Cinderella ate my Daughter: Dispatches from the Front Lines of the New Girlie-Girl Culture. La giornalista pluripremiata ha dapprima assecondato la voglia di rosa della figlioletta, per poi scoprire quanti dubbi si nascondano dietro questo fenomeno.

Da mamma, devo ammettere che, se da un lato le nostre bimbe sono circondate da bambole e sognano fino ai 12 anni circa di diventare principesse di un fantastico mondo che va dal rosa confetto al viola passando per tanto fucsia, possibilmente brillantinato, dall’altro a 4 anni sfoggiano abitini sexy e lipgloss, urlando come pazze se vengono loro negati ombretto e smalto.

Certo, sul suo sito la Orenstein svela più di un altarino: emissioni di CO2 a carico di ignare icone di plastica, pesticidi trasmessi a zuppe appetitose dalla vernice della scatola, ma mi sembra  la solita lotte alle streghe, su cui non vorrei tornare (diamo tutti la colpa a qualcun altro dei mali che affliggono le nostre figlie!).

Nel cercare materiale su questo argomento, però, sono rimasta colpita dal mondo delle principesse Disney: l’idea del franchise ispirato a Biancaneve e C. nasce nel 2000 e, forse, all’inizio non ci credeva neanche la Disney! Poca pubblicità e nessun vero progetto di diffusione, hanno comunque portato gli incassi alle stelle (nel 2006 furono 3 miliardi!).

Pensate che il 2 ottobre 2011 Rapunzel (ultima nata tra le Principesse) è stata incoronata ufficialmente a Kensington Palce a Londra.

Wikipedia sostiene che oggi ci siano in circolazione più di 25.000 prodotti con questo marchio.

Non stento a crederci: bambole, abiti, trucchi, gioielli, prodotti di bellezza, serie animate, film, karaoke, videogiochi…

Mi si è aperto un mondo!

 

 

barbie, disney, peggy, cinderella, principesse, biancaneve, bambola, doll

barbie, disney, peggy, cinderella, principesse, biancaneve, bambola, doll

barbie, disney, peggy, cinderella, principesse, biancaneve, bambola, doll

barbie, disney, peggy, cinderella, principesse, biancaneve, bambola, doll

barbie, disney, peggy, cinderella, principesse, biancaneve, bambola, doll

barbie, disney, peggy, cinderella, principesse, biancaneve, bambola, doll

 

 

Solo un appunto: Peggy ha chiamato sua figlia Daisy, come la Paperina di Walt Disney.

 

 

barbie, disney, peggy, cinderella, principesse, biancaneve, bambola, doll

 

La bambola della Duchessa

Su un vecchio (ma non vecchissimo!) numero di Anna, ho trovato una foto della Duchessa di York (o ex?) Sarah Ferguson che abbracciava una bambola di pezza. Ho fatto una ricerchina su Google et voilà!

 

LITTLE1.jpg

Sarah-Ferguson-holds-her-doll-Little-Red-and-her.jpg

Sarah-Ferguson-The-Duches-001.jpg

 

 

Ho scoperto che nel 2002 la Duchessa ha iniziato a scrivere storie per bambini. La protagonista dei suoi libri è una piccola bimba dai capelli rossi, riprodotta poi in stoffa. Le illustrazioni dei libri sono di Sam Williams.

LITTLE.jpg

Le copertine dei libri dedicati a Little Red (così si chiama la piccola) sono molto dolci, un po’ in stile old country e ricordano tanto Holly Hobbie e Sarah Kay.

holly.jpg

holly_hobbie_niamh.jpg

Sarah Kay3r.jpg

Anche la bambola richiama come idea la sorella più vecchia degli anni ’80 prodotta dalla Pedigree.

SARA DOLL.jpg

Barbie su L’Espresso 2011

 

Ancora una volta l’immagine di Barbie viene associata dai media alla chirurgia estetica e (soprattutto!!!) ai suoi eccessi. Su l’Epresso di qualche tempo fa si parlava di come il corpo di uomini e donne sia ormai divenuto un oggetto che si può (e sembra “si deve”) modificare a piacimento, per raggiungere canoni estetici che ci si autoimpongono e/o che ci vengono imposti da qualcuno.

Tra le altre cose, si fa riferimento alla psicoanalista Alessandra Lemma che, nel recente studio “Sotto la pelle”, ricorda come tra le bambine sia consueta la frase “Voglio i capelli come Barbie”.

L’articolo sostiene che il “modello Barbie” (la fortunata bambola della Mattel) si ritrova in modo evidente nella galleria  di immagine proposte  dal reportage. Cito inoltre: “I corpi postmoderni sono accompagnati da fantasie di modificazione di sé che s’ispirano a fantasie infantili, vissuti adolescenziali, relazioni sentimentali  con il proprio Olimpo di dive e divi…”.

Non sono psicologa, ma questa teoria un po’ inizia a stufarmi, non sono affatto convinta che tanti problemi delle donne (ma pare anche di alcuni uomini) nascano dalla Barbie.

Barbie è un giocattolo e per me, come per la maggioranza di chi ci ha giocato, è e rimane un giocattolo, senza implicazioni particolari.

Ammetto che, forse, in chi ha una fragile autostima e altri problemi psicologici, possa assumere altre connotazioni, ma la smetterei di trovare in una bambola le radici della superficialità della generazione di giovani che si lasciano sedurre dalla chirurgia plastica o che ogni giorno combattono contro disturbi alimentari di ogni tipo.

Vogliamo fare un esamino di coscienza e iniziare a chiederci dove si nasconde il vero responsabile? I genitori dove sono quando i figli hanno problemi? Che valori inculcano loro?

 

 

B Fan Club.jpg

Quella bambola di Karen Elson!!!

Risfogliando un vecchio Vogue Italia (dicembre 2009) ho trovato una bellissima foto della modella Karen Elson con una vecchia bambola.

L’immagine simula un autoscatto destinato a un social network, è un misto di gotico e “lolitaggine” (o mamma che parola…) che già all’epoca aveva attirato il mio interesse e ottuenuto la mia ammirazione!!!

karen-elson.jpg

Ma Karen non è nuova alle pose dollose: reperibili altre immagini con pupazzi e marionette (giganti!).karen1.jpg

Sweet Talkin’ Ken

E’ recentemente uscito in Italia un nuovo Ken. Parlante.

Da sempre Ken, il fidanzato-sfidanzato-rifidanzato di Barbie, non cattura per carattere e personalità, ma credo che con questo nuovo bambolo… si sia un po’ toccato il fondo. Il mold del viso non ha nulla di nuovo, il corpo è rigido, il meccanismo elettronico che contiene ne impedisce un uso puramente ludico (non può nemmeno accompagnare Barbie in piscina, altrimenti l’acqua gli causerebbe un comprensibile calo di voce!!!), insomma… non un granché mi sembra… In più, e chi ha visto la pubblicità in tv non potrà che essere d’accordo, la sua voce è così noiosa, così piatta, così… insomma, anziché migliorare con l’età, il nostro cade sempre più in basso.

Non che Barbie nel tempo abbia parlato di cose molto interessant a dire il vero… principalmente di thé, pasticcini e shopping…

Perla tecnica: la bambina registra sul bambolo le frasi che preferisce e lui le pronuncia-ripete con una voce maschile al bisogno.

La bambola parlante per Mattel è una fissa fin dagli anni ’60/’70, ma se i primi tentativi sono riusciti bene e sono ora perle per collezionisti (pur nella loro semplicità, all’epoca le frasi erano preregistrate e standard, pronunciate tirando una cordicella o schiacciando un pulsante), l’ultimo nato non credo andrà a ruba nei negozi.

ken_registratore.jpg

 Foto by Pamyfashondolls.