Twilight

Incuriosita da recensioni, fenomeni mediatici e commenti di amici, ho deciso di leggere il “caso letterario” degli ultimi mesi.

Bella, impacciata adolescente con una mamma un po’ bambina, si rifugia dal padre in una piovosa cittadina di Forks. Lì incontra, rimane affascinata e si innamora di Edward, rampollo di una famiglia di vampiri, dalle fattezze angeliche e dalla bellezza fuori dal comune.

Direi che come trama è abbastanza banale, tipo Moccia per capirci, ma il libro alla fine mi è piaciuto tanto da decidere di leggermi tutta la saga. Questa storia di amore tra adolescenti “speciali” è ben narrata e riesce a legarti alla sedia, pur senza essere un capolavoro di letteratura (i vampiri di King hanno tutta un’altra personalità!).

Facile identificarsi con Bella, un po’ sfigata, impacciata, molto profonda, impossibile non innamorarsi di Edward, bello e maledetto, ma con animo buono ( un po’ come Cole, il fidanzato di Alyssa Milano nel telefilm Streghe…).

“’Dicevo… Pensavo a una cosa che vorrei provare”. Di nuovo prese il mio viso tra le mani.

Mi tolse il fiato.

Sembrava esitare, ma non in maniera normale.

Non come un uomo che sta per baciare una donna, incerto della reazione e della risposta di lei, che volesse prolungare quell’istante, il momento perfetto dell’attesa impaziente che spesso è meglio del bacio stesso.

Edward esitava per mettersi alla prova, per non correre rischi ed essere certo di saper controllare i propri desideri.

Poi posò le sue labbra di marmo freddo sulle mie.

Ciò che nessuno di noi prevedeva fu la mia reazione.

Mi sentii ribollire il sangue e bruciare le labbra. Il mio respiro si trasformò in un affanno incontrollabile. Intrecciai le dita ai suoi capelli, stringendolo a me. Dischiusi le labbra per respirarne il profumo inebriante.

Immediatamente lo sentii trasformarsi in pietra insensibile. Con le mani, delicatamente, ma senza che potessi oppormi, allontanò il mio viso dal suo. Aprii gli occhi e lo vidi, guardingo.”

Fin qui la storia d’amore, poi alcuni tratti, diciamo così,  più “personali”:

“Quando pronunciò queste parole aveva gli occhi fissi sulla strada. Charlie non era mai stato a suo agio nell’esprimere i propri sentimenti ad alta voce. Quel tratto l’ho ereditato da lui. Perciò anch’io guardavo  dritto di fronte a me. […] Era bello stare per conto mio, senza essere obbligata a sorridere e mostrarmi contenta; un sollievo, starmene a guardare avvilita la pioggia fitta fuori dalla finestra e lasciare cadere soltanto poche lacrime.”

twilight_group_shot-larger.jpg