Ricordo di un grande attore

Riporto, per ricordare un grande attore l’incipit di una vecchia intervista (Paul aveva 38 anni!) di Oriana Fallaci a Newman riproposta dal sito www.ilgiornale.it in occasione della sua scomparsa:

 

Mi faccia un favore, signor Newman: si tolga quegli occhiali neri. Tra quegli occhiali e quella barba da rabbino non sembra nemmeno lei. Ma perché va conciato così? Si direbbe, ecco, che lei abbia vergogna di sé, del suo perfettissimo viso. Coraggio, li tolga, non c’è mica nulla di male, sa, a essere belli. (Lentamente, svogliatamente, il divo si toglie gli occhiali, rivela assieme a uno sguardo doloroso, severo, due laghetti azzurri, impreziositi da pulviscoli d’oro. Gli occhi del divo, giunto a Venezia da New York per presenziare al Festival, sono bellissimi. Sono bellissimi, però, anche le orecchie, i denti, il naso, le mani. Il divo, insomma, è bellissimo tutto. E nella consapevolezza d’esser bellissimo siede, nel suo appartamento d’albergo, masticando chewing-gum).
«Io, quando mi dicono si tolga gli occhiali, voglio vedere i suoi occhi celesti, mi arrabbio come una bestia. Proprio come quando mi dicono lei è così bravo e poi ha due occhi talmente celesti. Si ha sempre l’impressione, a esser belli, che la gente ti accetti per ragioni sbagliate: insomma non perché tu sei tu ma perché sei bello. Tennessee Williams ha scritto molto su questo, sull’agghiacciante influenza che la bellezza fisica ha sugli altri in America. In Europa non so, forse è diverso, ma in America si chiede sempre a un uomo o a una donna d’essere belli e la pagana adorazione che si fa della bellezza ha qualcosa di anticristiano, di orrendo, e perché no? di umiliante. Uno vorrebbe essere riconosciuto per ciò che ha fatto con sforzo, non perché è alto un metro e 90 e ha le gambe lunghe, il torace robusto, il naso greco, e gli occhi celesti. Che merito c’è a essere belli? La bellezza ce la regala la mamma, o il buon Dio: non si conquista. E questa odiosa esigenza del cinema, essere belli, dà una tale angoscia». […]

 

 

 

Nel mio film preferito:

 

http://trovacinema.repubblica.it/multimedia/film/clip:-Paul-Newman—50-anni-di-cinema—La-gatta-sul-tetto-che-scotta/3093262

 

 

 

Buon compleanno Chiara!

Ieri la mia bimbetta ha compiuto 4 anni… che effetto! Ora è grandissima, una donnina alta più di un metro, ma quando è nata era una minibimba e non vi dico l’intruglio di emozioni nel mio (nostro…) cuore. Anzi, cercherò di farlo (in parte…) usando le parole di una scrittrice napoletana, Valeria Parrella, che ha scritto un libro intitolato “Lo spazio bianco”. “Il messaggio era di Mina e diceva: ’Tua figlia è stata stubata’. Entrai in terapia intensiva facendo le cose con calma: mi presi tempo per l’armadietto, per il lavaggio antisettico, scelsi il camice pulito guardando oltre le vetrate, tanto lo sapevo che l’incubatrice di Irene era lontana, e non avrei visto nulla. Poi la dottoressa firmò un ultimo foglio e mi accolse con un bel sorriso compiaciuto e professionale, mentre Mina e Rosa le facevano ala. ‘Eh, sì sì, lo so,’ dissi io per raffreddarle e zittirle. Perché non potevano precedere quello che avrei sentito, né dovevano confondere il loro sentire con il mio, né dovevano convincersi e convincermi che stava succedendo qualcosa di straordinario. E’ normale che gli esseri umani respirino e lo facciano da soli, e noi, dopo quasi due mesi, avevamo raggiunto l’ordinario. Irene era una bambina che dormiva. Da qualche parte, la mielina che piano piano aveva avvolto i suoi neuroni le stava facendo sognare qualcosa: la forma appannata di qualcosa  che pure aveva potuto vedere oltre la nebbia dell’incubatrice. Come tutti: le palpebre chiuse le tremavano, e le labbra abbozzavano un sorriso. Era ancora più piccola di qualunque bambino nato a termine, ma un pollice tentava, con un gesto incerto eppure automatico, di raggiungere la bocca finalmente libera. La sua pelle era rosa e bianca e le braccia si erano tornite, formando un leggero solco al polso. Però io capii che Irene respirava e avrebbe vissuto, perché aprii un oblò verso di lei, e lei piangeva. Non mi ero accorta che per tutto quel tempo non avevo sentito la sua voce: le cose che mancavano non mi avevano mai stupito, e non le cercavo. Ora le corde vocali vibravano, come le mie.

[…] Un pomeriggio, in cui la poppata stava andando piuttosto liscia, per un momento persi di vista i monitor, l’inclinazione del polso, il livello del latte sotto la ghiera, e guardai Irene. Aveva gli occhi aperti come non avevo mai visto occhi aperti: l’iride riempiva quasi tutto lo spazio, era perfettamente tonda e guardava me. O forse non mi vedeva, perché l’oculista di reparto dagli esami strumentali non poteva escludere la cecità. Forse sentiva solo il mio battito, acceleratissimo, che rincorreva il suo, o neppure quello. Ma mi sentiva. Stava nel mio braccio, la tenevo, mi sentiva e io le sorrisi. Non quella smorfia che mi ero calcata in faccia dal primo momento, quella che era solo la variante socialmente accettabile di una fuga. Proprio un sorriso di quando, in un momento, nella vita, sbuca una cosa inaspettata e piena e tua.”

 

 

E adesso che tocca a me…

Oggi ho sentito per la prima volta una canzone di Vasco che non conoscevo e che mi ha fatto pensare a quanto sono cambiata nel corso degli anni…

E adesso che sono arrivato
fin qui grazie ai miei sogni
che cosa me ne faccio
della realtà

adesso che non ho
più le mie illusioni
che cosa me ne frega
della verità

adesso che ho capito
come va il mondo
che cosa me ne faccio della sincerità
e adesso
e adesso

E adesso che non ho
più il mio motorino
che cosa me ne faccio
di una macchina…

Adesso che non c’è
più Topo Gigio
che cosa me ne frega
della Svizzera

adesso che non c’è
più brava gente
e tutti son più furbi più furbi di me

e adesso che tocca a me
ee adesso che tocca a me
ee adesso che tocca a me
ee adesso che tocca a me

Ancora Paper Dolls…

http://myscene.everythinggirl.com/friends/chelsea/chelsea_fashionbook.swf

 

Splendide bamboline di carta ispirate alle My Scene Dolls con la possibilità di crearsi abiti di mille tipi e colori diversi!
Divertentissimo!
Si possono stampare a colori (ed è così possibile farsi un bel gruppo di bamboline e un discreto guardaroba) oppure in bianco e nero, per fare divertire le bimbe a colorarsi le loro creazioni!

 

Bellissimoooo!!!

 

 

Ricordi scolastici…

Su Gioia n. 35 ho trovato due bellissimi articoli sulla storia del maestro unico e l’utilizzo dei grembiulini alle elementari… Che nostalgia! Io ho ancora la foto del mio primo giorno di scuola, col grembiule nero, il fiocco e la cartella! Modestia a parte sono meravigliosa!!! Appena riesco la scannerizzo e la posto!

 

Tornando a bomba…

 

Il primo articolo è del mio idolo Paolo Giordano e si intitola “Sotto il grembiule un mondo da scoprire” e parla della scuola di un tempo (beh, anni ’80, mica del medioevo!) partendo dalla mitica foto di classe:

 

“Finalmente un po’ d’ordine, almeno visto da qui. Grazie a questa uniformità di stile, sembra quasi che i corridoi delle scuole siano più silenziosi, le file per due più dritte e i pensieri più semplici.”

 

Ironia e nostalgia si fondono perfettamente  e rendono il pezzo molto bello!

 

Il secondo articolo è di Andrea Bajani ed è una lettera aperta al Ministro Gelmini. Parla di ricordi, di grembiulini e maestri unici:

 

“Però, non mi sembra che sia questo il punto, non mi sembra sia qui la sostanza. Ho piuttosto l’impressione che Lei, caro ministro, ci  stia invitando a discutere di una questione marginale. Come si fa con i bambini che fanno i capricci e a cui si concede una bambola, o con i cani a cui si lancia la palla per cercare qualche istante di requie. Lei ci invita a riflettere su grembiuli e maestri, sull’insufficienza in condotta e sull’educazione stradale, e io La ringrazio. […] Io però vorrei che, lasciata da parte la bambola , riportata la palla al padrone, si parlasse della crisi che attraversa la scuola italiana. Lei ci inviata a parlare di grembiulini, e mentre noi ci accapigliamo su temi, colori e modelli, mentre ci infervoriamo sulle rispettive rassicuranti memorie, il governo di cui Lei è parte taglia risorse destinate alla scuola pubblica. Uno Stato che taglia i fondi destinati all’istruzione: questa è la sostanza.”

 

 

Bratz su Marie Claire

Sul numero 9 di settembre 2008 di Marie Claire, il titolo di un articolo recita così : « Fretta di crescere ». Parla di come lo sviluppo (fisico e sessuale) degli adolescenti sia sempre più precoce per colpa di hamburger agli ormoni, inquinamento e pubblicità esplicite. Trucchi e reggiseno a 9 anni, fertilità a rischio e mille altri problemi. Foto a corredo dell’articolo una Bratz in mini-abito argentato e tacchi a spillo. Mi chiedo… Bratz è utilizzata in quanto Lolita maliziosa? O in quanto concausa dello sviluppo precoce?

Foto da  http://www.flickr.com/photos/mord/132341214/in/pool-bratzgroup

 

 

La casa madre

Questo libercolo di Letizia Muratori è bello, bello, bello!… però anche strano e inquietante…

 

L’ho comprato perché parla di bambole e trovando la recensione su una rivista ho pensato che non potevo farmelo sfuggire!
Due racconti.

 

Nel primo, ambientato negli anni ’80, Irene, bimbetta che frequenta le elementari dalle suore, riceve finalmente in regalo l’agognata Cabbage Patch e può entrare a far parte del gruppo di mamme in classe con lei.

 

“Le cabbage erano sedute a decine sulle panche di legno, le gambe imbottite e cucite strette sulle ginocchia pendevano giù, ma solo fino a un certo punto, come i palloni ginfi sul fianco delle barche. Era la prima volta che le vedevo tutte insieme. Pur essendo di razze diverse, pettinate diversamente l’una dall’altra e con diversissimi vestiti addosso, se vicino a loro non c’erano le mamme si faceva fatica a riconoscerle. Forse senza mamme si notava di più che avevano tutte le stesso padre.”

 

Nel secondo racconto, ambientato nei nostri giorni, Luca al mare con la tata, vende i giocattoli della sorella per passare qualche ora con Flora, la Winx con potere delle piante.

 

“La fata dei fiori non voleva dirmi la verità. Era timida e insicura. Aveva paura di tutto, non si fidava di nessuno, nemmeno di me che l’amavo. Stava sempre seduta su un tronco tagliato, un pino senza chioma. Per questo era più abbronzata delle altre.”

 

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Pucca in edicola!

Sono andata in edicola e ho trovato una cosa bellissima!!! I ciondolini per cellulare di Pucca!!! Io ho subito preso quella con il Kimono (in doppio ovviamente, per me e per la mia bimba!). Esistono 10 modelli, tutti rappresentano Pucca in abiti tradizionali di un paese, difficile riconoscerli tutti… ci provo… Spagnola, Soldato della Regina U.K., Olandesina, Sceriffo del Far West, Giapponesina (la mia!), Hawaiana, Soldato dell’antica Roma e Tirolesina (almeno sembra…). Poi ce ne sono due che,  sinceramente,  non riesco a collocare… una con un vestitino bianco e rosso tipo pastorella (bellissima, l’ho presa per la mia amica Patti!) e l’altra con il vestito a righe e un cappellino di paglia.

 

Costo € 1,90.